Vita di coppia Tratto da Sieropositività e Dinamiche di coppia a cura di F. Starace, A. Mariniello e A. Vito
Tutte le considerazioni fatte sul vivere con HIV”valgono “per due” quando si vive in coppia, sia nel caso in cui la coppia sia costituita da persone entrambe HIV+(coppia sieroconcordante) sia nel caso in cui solo uno dei partner è sieropositivo(coppia sierodiscordante).
Questo perché non è solo la vita sessuale della coppia ad esserne influenzata, ma l’equilibrio generale della vita insieme dipende da come singolarmente i partner vivono la condizione di sieropositività propria e/o del partner.
I bisogni emotivi, sociali, finanziari cambiano improvvisamente. L'adattamento a questo nuovo tipo di realtà richiederà tempo, energie e molto probabilmente il superamento di momenti di difficoltà e di crisi che comporteranno a loro volta stress e tensione.
Dal punto di vista prevalentemente medico e preventivo, l’uso corretto del profilattico è sempre necessario: per prevenire l’infezione del partner negativo, per evitare gravidanze indesiderate e a rischio per il neonato (gravidanze che, se programmate, sono possibili senza rischi), per evitare la reinfezione, nel caso di partner concordanti, con ceppi diversi che possono accumulare mutazioni e/o resitenze o per evitare la trasmissione di altre MST eventualmente contratte.
E’ anche consigliabile un test HIV di controllo per il partner negativo e comunque non deve essere dimenticata la possibilità di sottoporsi alla PPE (Profilassi Post Esposizione) non occupazionale, al più presto, in caso di rottura del profilattico.
Dal punto di vista psicologico e sociale ci sono molti fattori che possono destabilizzare o rompere l’equilibrio della coppia: difficoltà ad affrontare argomenti legati alla sfera sessuale, preoccupazioni circa l'intimità, smarrimento, paura, sensi di colpa o di responsabilità, inadeguatezza, esclusione, incomunicabilità, fallimento ecc.
Fattori e ostacoli da superare per entrambi che possono necessitare di un supporto psicologico “di coppia” soprattutto nel momento della scoperta dell’infezione per sviluppare strategie relazionali rivolte sia alla prevenzione che alla cura.
Da questo punto di vista sono spesso le coppie sierodiscordanti ad incontrare maggiori difficoltà poiché il virus diventa un terzo incomodo con cui fare i conti.
Studi condotti in coppie sierodiscordanti sia negli Stati Uniti che in Europa, hanno dimostrato che più del 52% delle coppie continuano a praticare rapporti sessuali non protetti (Dublin et al., 1992; Mayes et al., 1992; de Vincenzi, 1994). Tuttavia, uno studio longitudinale condotto in coppie discordanti per HIV, il "California Partner Study", ha dimostrato che l'applicazione di un counselling di coppia era in grado di determinare, nel 75% delle coppie sierodiscordanti, comportamenti di sesso sicuro (Padian et al., 1997).
Numerosi studi hanno documentato la presenza di livelli elevati di sintomi depressivi, ansiosi e una condizione di mancanza di speranza, in entrambi i membri di coppie sierodiscordanti ed in misura maggiore rispetto a coppie in cui entrambi i partner sono sieropositivi (Remien et al., 1995)
E’ stato condotto anche uno studio nel 2003 in un campione di 59 soggetti presso l'A.O. "D. Cotugno" di Napoli suddivisi in tre gruppi:
1) 11 soggetti HIV+ che avevano una relazione stabile con un partner sieroconcordante (n = 22);
2) 11 soggetti HIV+ che avevano una relazione stabile con un partner sierodiscordante (n = 22);
3) 15 soggetti HIV+ senza relazioni affettive stabili (n = 15).
Quasi tutte le coppie sieroconcordanti (81,8%) hanno riportato comportamenti sessuali non protetti almeno 1 volta nell'anno precedente lo svolgimento dello studio. Solo 3 coppie sierodiscordanti (27,3%) hanno riportato di aver utilizzato il preservativo sempre
La maggior parte delle coppie sieroconcordanti (60%) hanno riportato comportamenti di non aderenza ai protocolli terapeutici; nei casi in cui è stato osservato un buon livello di aderenza terapeutica è emerso anche che l'aderenza dell'uno non è associata all'aderenza dell'altro; nel complesso le donne HIV+ sembrano più aderenti dei propri partners sieropositivi.
Confrontando i comportamenti di aderenza dei soggetti in coppia (sierodiscordante e sieroconcordante) con quelli dei soggetti single è emerso che le coppie sierodiscordanti presentano
migliore aderenza dei single e questi ultimi sono a loro volta più aderenti delle coppie sieroconcordanti.
In entrambi i membri delle coppie sierodiscordanti si sono osservati livelli di sintomatologia depressiva lievemente più elevati rispetto alle coppie sieroconcordanti; confrontando i punteggi
riportati dai soggetti in coppia con quelli dei soggetti single è emerso che questi ultimi presentano livelli sintomatologici peggiori.
Nelle coppie sierodiscordanti il partner sieropositivo presenta punteggi più elevati alla scala per la
valutazione dei sintomi depressivi del partner sieronegativo, mentre nelle coppie sieroconcordanti le donne sieropositive riportano punteggi più elevati dei maschi sieropositivi anche se tali differenze non raggiungono la significatività statistica.
Le coppie sierodiscordanti presentano livelli di ansia più elevati rispetto alle coppie sieroconcordanti e al gruppo dei soggetti single; il partner sieropositivo appare più ansioso del partner sieronegativo e le donne sieropositive lievemente più ansiose dei maschi sieropositivi; anche in questo caso, tuttavia, le differenze non sono statisticamente significative.
Conclusioni
Una vasta serie di evidenze scientifiche ha documentato l'importanza che i fattori relazionali rivestono nella prevenzione, nella cura e nell'assistenza alla persona sieropositiva. L'infezione da
HIV ha una declinazione comportamentale e relazionale per eccellenza, in quanto è nell'ambito della relazione sessuale che essa si trasmette e si diffonde. Inoltre è nell'acquisizione e nel mantenimento di comportamenti, da contrattare e gestire necessariamente all'interno di una coppia, che essa si previene e/o si cura.
D'altra parte, la persona sieropositiva ha una forte necessità di mantenere esperienze che, come la sessualità, contribuiscono notevolmente alla determinazione della qualità della vita e favoriscono la costruzione di nuclei relazionali stabili (coppia, famiglia) che svolgono una forte azione di sostegno e di motivazione verso l'accettazione della malattia, l'adozione e il mantenimento di pratiche contraccettive , la gestione e l'adesione alle terapie mediche.
I dati dello studio confermano che, quando esiste una relazione di coppia, la scoperta della sieropositività determina una destabilizzazione della relazione che, se non conduce alla separazione, necessita comunque di una rielaborazione e di una ridefinizione delle dinamiche interne.
In tutti i casi considerati, sono stati osservati, analogamente agli studi condotti sinora negli Stati
Uniti e in Europa (Dublin et al., 1992; Mayes et al., 1992; de Vincenzi, 1994), due problemi principali:
- lo scarso rispetto per le norme profilattiche;
- la presenza di un forte desiderio di procreazione, spesso agito.
Queste coppie dimostrano una buona conoscenza delle vie di trasmissione e delle norme profilattiche necessarie, ma, al contempo, una bassa percezione del rischio ed un uso incostante del preservativo.
Dall'analisi comparativa dei casi è emerso che il preservativo è, spesso, avvertito come una barriera all'intimità o come un costante ricordo dell'infezione e quindi vissuto come un ostacolo alla spontaneità ed al piacere del rapporto sessuale.
Inoltre è stato osservato che l'esposizione al rischio di contagio attraverso la mancanza di precauzioni poteva, in alcuni casi, rappresentare una sorta di atto sacrificale, inteso come estremo gesto d'amore. In queste situazioni, ciò che prevaleva era il desiderio o il dovere, del partner sieronegativo, di dimostrare all'altro la sua illimitata accettazione attraverso la condivisione dello stesso destino. Generalmente, dunque, è il partner sieronegativo che, negando il rischio e la propria paura, ha "imposto" all'altro la trasgressione.
Sul versante opposto, anche se in misura minore, si sono evidenziati comportamenti volti a rimuovere completamente, o quasi, la sessualità all'interno della coppia e, nel contempo, atteggiamenti di collusione sulla scelta di privilegiare la relazione affettiva. La sessualità reintroduce con forza la realtà
dell'HIV nella relazione e, allora, per i partner, la via più sicura per evitare il pericolo della sieropositività, che può mettere a repentaglio la relazione, è quella di rinunciare alla sessualità.
Il rischio di contagio sessuale si è anche realizzato in coppie che abitualmente facevano uso del preservativo, ma che l'avevano abbandonato quando era sopraggiunto il desiderio di genitorialità.
Anche in questo caso, è stata osservata una buona conoscenza delle vie di trasmissione verticale, a fronte di una bassa percezione del rischio. È stato riscontrato che, spesso, il
desiderio di avere un figlio risponde all'esigenza di reintrodurre elementi di normalità nella relazione di coppia.
Per la coppia, la nascita di un figlio assume un preciso significato:
rappresenta simbolicamente il prolungamento di sé e della coppia oltre la malattia, nonché l'attenuazione delle angosce di morte. Un figlio contrasta i vissuti di fallimento, di precarietà e
di perdita esperiti dalla coppia e, senza dubbio, offre una prospettiva di futuro.
Analogamente agli studi condotti da Remien et al. (1995), livelli di sintomi ansiosi e depressivi più elevati per le coppie sierodiscordanti rispetto alle coppie sieroconcordanti. Tuttavia, confrontando i
livelli di depressione e di ansia dei soggetti in coppia anche con un gruppo di soggetti single, è emerso che questi ultimi presentano livelli più elevati di sintomi depressivi a confermare l'effetto "protettivo" della relazione rispetto all'insorgenza di tale sintomatologia.
Per quello che attiene la qualità del rapporto di coppia, in accordo con i lavori condotti da Moore et al. (1998), lo studio ha evidenziato che essa riveste una notevole importanza nell'adattamento
psicologico dei membri all'interno della coppia.
La presenza di una relazione stabile e valida rappresenta un potente fattore protettivo di fronte al rischio di depressione e ansia nonché una forte azione di motivazione verso l'adozione di comportamenti contraccettivi.
Lo studio ha inoltre indagato sull'associazione tra adattamento coniugale e comportamenti di aderenza terapeutica. Tale associazione non è risultata significativa, tuttavia è stato evidenziato un trend nella direzione attesa: ad alti livelli di adattamento coniugale corrispondono migliori livelli di
aderenza alle terapie mediche. È emerso, inoltre, che i soggetti in coppia con un partner sieronegativo presentano livelli di aderenza più alti, a sostegno dell'ipotesi secondo cui, spesso, il
partner sano assume il ruolo di caregiver nella relazione, avvertendo il bisogno di occuparsi dell'altro e di vivere il proprio amore per l'altro come fattore protettivo nei confronti della malattia nonché del mondo esterno.
Risulta, quindi, di particolare importanza realizzare strategie di intervento volte ad incidere sulla rete relazionale della persona HIV+.
Purtroppo, nel nostro paese siamo ancora lontani dall'adozione di modelli di intervento in cui la persona sieropositiva e il suo partner e/o la sua famiglia, vengono aiutati ad investire le proprie risorse nel contesto di un rapporto di alleanza con le strutture deputate all'assistenza.
Tale situazione, oltre a determinare un rischio notevole di dispersione delle risorse, rende difficile, nell'organizzazione e nello sviluppo dei servizi destinati al sostegno del paziente con HIV/AIDS, l'identificazione di programmi di assistenza psicologica volta a migliorare, insieme alle abilità relazionali del paziente HIV+, l'azione complessiva degli interventi sanitari in materia di HIV.
Tratto da Sieropositività e Dinamiche di coppia a cura di F. Starace, A. Mariniello e A. Vito per Aspetti psicologici e psichiatrici dell’Infezione da HIV-Nadir Onlus
Adattamento a cura di Silvia Bandini per Poloinformativohiv
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Superinfezione:concetto incerto e controverso Copyright © by Poloinformativo hiv aids Tutti i diritti riservati. Autore: silvia - Pubblicato il: 2007-06-10 (7607 letture) [ Indietro ] |