Superinfezione:concetto incerto e controverso di David Osorio -Nadir Onlus
Le restrizioni del sesso sicuro hanno fatto sì che molte persone HIV positive cerchino di avere rapporti con altre persone sieropositive.
Sembrava una scappatoia valida per coloro che, nel tentativo di non rinunciare a una vita sessuale più soddisfacente, erano pronti a rivelare la propria sieropositività al partner.
L’aspetto positivo di questo era che poteva invogliare altre persone a conoscere il proprio stato sierologico in tempo utile - e non in presenza di AIDS conclamato - e nel dichiararlo.
Ma sorge il problema della superinfezione e questa scappatoia può non funzionare nemmeno
tra persone HIV in certe condizioni, cioè, in terapia e con carica virale non quantificabile, che potrebbero minimizzare i rischi.
Dato che i dati sulla superinfezione sono ancora confusi e soggetti a molte ipotesi, le persone debbono valutare il margine di rischio che sono disposte ad affrontare con le loro pratiche sessuali.
Ciò che è certo è che l’informazione generica sulla superinfezione che sorvola alcuni dettagli può ostacolare le campagne che finora si impegnano a promuovere la sensibilizzazione al test e la rivelazione al partner del proprio stato sierologico.
Si parla di superinfezione o reinfezione quando un soggetto HIV positivo si contagia
con un altro virus possibilmente con ceppi resistenti ai farmaci antiretrovirali dopo che il primo virus è sottocontrollo. Si sa che la superinfezione avviene nelle scimmie infettate di recente, ma non sappiamo a scienza certa se ciò avviene negli esseri umani (Gladstone Institute of Virology and Immunology, San Francisco, CA. USA )
Quello che risulta certo è che la persona superinfettata evidenzia geneticamente un secondo virus, ma è anche difficile definire se questo fosse soltanto pre-esistente ma non rilevabile.
È importante che le persone con HIV, in particolare quelle infettate di recente e che
hanno partner sieropositivi, sappiano che 15 su 16 casi di apparenti superinfezioni
appaiono durante i primi 3 anni dell’infezione. Attualmente non vi sono sufficienti
dati che dimostrino che i pazienti infettati da oltre 3 anni siano a rischio di superinfezione.
Conseguenze
La superinfezione può complicare la terapia e condurre ad una progressione più
veloce della malattia. Del resto, non si sa se l’esposizione a diversi ceppi virali
durante l’infezione primaria fornisca l’immunità contro eventuali nuove superinfezioni.
Ma, dato che la superinfezione è un concetto sul quale vi sono ancora molti
aspetti da chiarire, i medici e ricercatori dovrebbero fornire un’opinione equilibrata
dei rischi del sesso non protetto tra persone infettate con HIV, soprattutto se in
terapia e quindi con viremia non rilevabile, per evitare preoccupazioni eccessive o
sensazionalismi.
Coinfezione
Avviene con più di un’agente infettate (due virus, un virus e un micobattero…)allo stesso momento o quasi e molto probabilmente durante o vicino al momento dell’infezione primaria (periodo precedente alla seroconversione che normalmente dura da qualche settimana a pochi mesi).
Superinfezione (o reinfezione)
Coinvolge diversi ceppi virali e avviene, presumibilmente, dopo o durante l’infezione primaria (i primi anni dopo la seroconversione o durante la fase
cronica dell’infezione).
In teoria, qualsiasi caso apparente di reinfezione potrebbe essere un caso di coinfezione nel quale uno dei ceppi rimane non rilevabile finché non emerge in un qualsiasi momento dopo
la seroconversione (quel periodo nel quale possono essere rilevati gli anticorpi dell’HIV e la persona può essere identificata come HIV positiva).
Le limitazioni dei test al momento di rilevare popolazioni virali molto piccole nel corpo rendono difficile distinguere tra coinfezione e reinfezione. I ricercatori credono che non è possibile determinare se il secondo virus è stato acquisito dopo la seroconversione finché
non si trovi il partner responsabile e non sia stato confermato il momento dell’esposizione.
Dato che l’identificazione del partner responsabile è un problema complesso, può essere di aiuto l’individuazione dell’apparire della sindrome acuta (sindromi di tipo influenzale tra cui febbre e affaticamento) nella persona di cui si sospetta una reinfezione. Ma non si sa se l’emergere di ceppi di una coinfezione latente possa anche rendere più acuta una sindrome retrovirale.
La superinfezione porta ad un aumento della carica virale.
In un recente studio condotto in Zambia è stato accertato che nei casi di superinfezione il virus ha comportato un aumento della carica virale.
Tale scoperta non solo ha un’implicazione per la progressione dell’HIV, ma anche per lo sviluppo di un eventuale vaccino che potrebbe avere un’efficacia limitata su ceppi resistenti non classificati.
I ricercatori confermano che la superinfezione potrebbe essere frequente nelle persone che non conoscono il proprio stato sierologico (fatto abbastanza comune tanto in Europa e in
America quanto in Africa) e pertanto non prendono le misure necessarie per proteggere se stessi ed il proprio partner dalla superinfezione.
Ad ogni modo, la frequenza della superinfezione in HIV rimane un concetto incerto e controverso.
Mark Mascolini, 2nd International Workshop on HIV Transmission
Agosto 26-28, 2007
Washington, DC
Falsa prospettiva
Appena superato il colloquio con il medico, la paura, il nervosismo
e le domande frequente relative al caso, Mario ebbe la necessità
di tornare a casa, stare da solo, digerire una notizia che risultava
sconvolgente malgrado l’avesse presa in considerazione durante
quei due anni in cui non aveva osato ripetere il test. Si sentiva
sommerso in una sorta di spirale, minacciato da pensieri che lo
sminuivano come persona, lo facevano sentire qualcosa di meno,
di serie B, proprio come gli aveva consigliato il medico di evitare.
Erano più strazianti questi sentimenti che l’eventuale minaccia della
morte. Ma in mezzo alle angosce che erano spuntate in quelle
ore che gli avevano annunciato che la vita, almeno la sua percezione,
malgrado tutto quello che potessero dire gli altri, era cambiata,
si fece spazio un’idea che finì per dargli un po’ di sollievo.
Frequentava Pietro da pochi mesi, un uomo sieropositivo con il
quale era sempre stato molto attento. E moriva dalla voglia di fare
sesso con lui senza proteggersi, come si era permesso di fare con
altri di cui non aveva paura in quanto non conosceva il loro stato
di salute. Più ignorava dell’altro, più protetto si sentiva. Ma Pietro
gli aveva confessato fin dal primo giorno come stavano le cose,
togliendogli così la possibilità che potesse continuare a proteggersi
nell’ignoranza.
Ora che sapeva che anche lui era positivo, pensò sollevato, avrebbero
potuto scopare senza restrizioni, senza dover interrompere
l’atto per mettere il preservativo, gesto che malgrado richiedesse
pochi secondi a lui sembrava eterno e durante il quale doveva fare
uno sforzo perché altri pensieri non prendessero il sopravvento.
Ora che ambedue erano nella stessa situazione, avrebbero smesso
di sentire quelle note funebri che improvvisamente spuntavano
dalle carezze, dai gesti, dai giochi quando si avventuravano nelle
zone di rischio. I corpi avrebbero riconquistato il proprio regno, il
piacere, cacciando via i fastidiosi avvertimenti e mormorii che la
morte, inopportuna e crudele come sempre, si accaniva a pronunciare.
Così pensava Mario e glielo disse a Pietro, con un sorriso
malizioso, invitante. E l’invito fu subito percepito dall’altro. E allora
Mario si lasciò andare all’euforia senza chiedersi -sarà successo
ora?-, -magari mentre lo prendevo in bocca?-, -quel liquido…sarà
vero che non è sufficiente a permettere il contagio?-. Ma il pensiero
di Pietro continuava ad essere invaso, a ondate regolari che
alternavano il piacere alla paura, il piacere alla morte, equazione
alla quale era abituato ma non rassegnato, da un ulteriore avvertimento
del quale Mario, evidentemente, ancora non aveva sentito
nulla. -La superinfezione…-. Questa frase oscurava l’opportunità
che Mario gli dava di farsi una vera scopata come non la faceva da
anni. Ma non osò parlargliene data la gioia che questi era riuscito
a trarne, puro istinto di sopravvivenza, dal buco nero nel quale era
entrato quel giorno. Non voleva costringerlo ancora ad un altra
delusione. Era come dire ad un bambino che Dio non esiste poche
ore dopo avergli negato l’esistenza di babbo natale. Mario non
solo era stato capace di reagire alla notizia con una serenità poco
comune, ma di aggrapparsi, in mezzo a tante ombre, a qualche
briciola di luce, a qualche motivo di consolazione e non voleva
distruggere il suo piacere. Nemmeno il proprio.
E fece uno sforzo perché quel pensiero insistente, quella frase
che, più che un concetto scientifico sembrava racchiudere uno
scherzo delirante dove un dio perverso gioca con la vita dei personaggi,
annullando qualsiasi clemenza oltre la punizione e l’eterno
girovagare nell’inferno, non rovinasse la spensieratezza alla quale,
finalmente, si erano abbandonati.
Rischio reale?
La superinfezione è un rischio reale in quanto vi sono diversi sottotipi o famiglie di virus, le cosiddette quasispecie.
In particolare, nel caso in cui il virus sia replicante, cioè quando vi è presenza di viremia plasmatica, il rischio di reinfettare è maggiore rispetto ai casi in cui la viremia plasmatica sia non quantificabile.
Non si può assicurare che tra due persone in terapia non vi sia rischio in quanto non vi sono dati biologici al riguardo, ma, presumibilmente, il rischio è minore.
In assenza di terapia e quindi in presenza di viremia plasmatica il rischio è molto più elevato perché in assenza di terapia il virus replicandosi può mutarsi all’interno di ogni persona. E ciò può avvenire anche tra due persone che si sono contagiate con gli stessi ceppi virali.
In luce a quanto sopra, la mia raccomandazione è di proteggersi sempre per evitare sia il problema della reinfezione che quello delle altre malattie a trasmissione sessuale che complicano l’andamento, la progressione ed il trattamento dell’infezione da HIV.
Commento del dott. Pasquale Narciso
Primario IV Divisione DH, Ospedale Spallanzani
Roma
Tratto da Delta 37-Nadir Onlus Copyright © by Poloinformativo hiv aids Tutti i diritti riservati. Autore: silvia - Pubblicato il: 2007-10-11 (7106 letture) [ Indietro ] |