Cosa si dovrebbe sapere su HIV e persone sopra i 50 anni
Le terapie antiretrovirali hanno allungato la vita delle persone con HIV.
L'incremento delle infezioni da HIV per via sessuale non colpisce solo i giovani, ma tutta la fascia della popolazione perchè l'abitudine a non usare protezione durante i rapporti è diffusa a qualsiasi d'età.
L'invecchiamento stesso riduce la funzionalità del sistema immunitario rendendo così le persone con più di 50 anni più esposte al rischio di infezione.
E questi sono solo alcuni degli aspetti di un problema ancora poco trattato e affrontato, ma purtroppo emergente anche nel nostro paese.
Il documento che segue è tratto dal sito di HIV Wisdom for Older Women , un'organizzazione americana, fondata nel 2002, per la prevenzione e la cura delle donne con HIV non più giovani.
Nonostante il testo sia orientato alle donne, le indicazioni e le problematiche sono sovrapponibili a quelle di entrambi i sessi ed anche il fatto che sia riferito alla situazione americana non rappresenta una discriminante.
Come in molti altri casi l'America rappresenta l'esempio di ciò che accadrà o sta accadendo anche nel vecchio continente: l'aumento delle infezioni dovute a contagio per via sessuale che vede in prima linea le donne, l'invecchiamento della popolazione generale e di quella con HIV, la presenza di etnie diverse a seguito dell'immigrazione che costituiscono gruppi minoritari più deboli e più esposti al contagio.
I fatti
Quasi il 18% dei casi di AIDS in USA nella popolazione femminile riguarda donne con più di 50 anni, di etnia afroamericana e c'è un incremento 5 volte superiore a quello del 1995 , di infezioni cha riguarda proprio la popolazione femminile.(Le stime 2004 riportano un 29% di donne sul totale delle persone con HIV negli Stati Uniti)
Negli ultimi 10 anni, i casi di AIDS riportati in donne sopra i 50 anni sono triplicati e il tasso di trasmissione eterosessuale in questo gruppo di età dovrebbe aver avuto un'impennata, secondo le stime, superiore al 106% .
Stime... sì perchè non c'è un registro delle infezioni da HIV in ogni stato, ma solo dati sui casi di AIDS diagnosticati ed è impossibile sapere quante donne con HIV > 50 anni ci sono in realtà.
I dati UNAIDS non lasciano dubbi:"Le donne con più di 50 anni sembrano avere un'incidenza più alta di infezione da HIV rispetto agli uomini della stessa età e in 5 anni i nuovi casi in questo gruppo sono aumentati del 40%. Più della metà loro sono di origine afro-americana o ispanica: ciò conferma che il rischio è superiore nei gruppi etnici minoritari."
Gruppi che già hanno problematiche razziali, usi, lingua e costumi diversi che non favoriscono certo la socializzazione o l'integrazione
Se le persone anziane con HIV o AIDS sono di solito invisibili, isolate e ignorate, questo è particolarmente vero riguardo alle donne che spesso non hanno la possibilità di svelare il proprio stato alla famiglia, agli amici e ancor meno alla comunità di appartenenza.
Non lavorano più, molte sono single o divorziate e quindi senza una relazione stabile, non sono mai state incluse in programmi di educazione alla salute o alla sessualità perchè non vengono percepite come oggetti di desiderio e non sono un gruppo omogeneo, quindi sono una minoranza nella minoranza
Contrariamente a miti, stereotipi e luoghi comuni, molte donne con più di 50 anni sono invece sessualmente attive ed alcune continuano ad usare droghe, quindi i loro comportamenti le pongono spesso a rischio di infezione e sono sottostimati.
Le donne stesse spesso non si rendono conto di correre il medesimo rischio di altri gruppi d'età e anche i servizi deputati alla protezione della loro salute in molti casi lo sottovalutano o sono riluttanti a discutere di sessualità con persone che hanno superato i 50 anni.
In molti casi per la popolazione generale, e in tutti i casi per le persone anziane, la prima diagnosi di infezione avviene già in stadi avanzati e spesso dopo la comparsa di complicazioni AIDS-correlate che, soprattutto in età avanzata, portano rapidamente alla morte che può poi essere attribuita al naturale indebolimento del sistema immunitario dato dall'età.
Le campagne e i programmi educativi su HIV/AIDS non sono pensati per le persone anziane- Quante volte avete visto un poster di prevenzione HIV con un viso datato?
Considerazioni speciali
Il tasso di infezione, non i casi di AIDS, nelle persone anziane(donne comprese) è difficile da determinare perchè non vengono testati di routine.
Le persone anziane, soprattutto le donne, con HIV/AIDS devono combattere contro un doppio stigma : l'età avanzata, che è già un primo fattore discriminante e un'infezione legata alla sessualità o al consumo di droghe, che nella società viene considerata sporca, qualcosa su cui mentire e di cui vergognarsi, ed in aggiunta anche la consapevolezza della supposizione generale e culturale che:Le persone anziane hanno ormai vissuto la loro vita : cosa importa se moriranno di AIDS?
E' improbabile che gli anziani di entrambi i sessi usino costantemente il condom nei rapporti sessuali, per non familiarità con i metodi di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e per motivi di carattere culturale e atteggiamento mentale.
Riguardo alle donne poi ci sono altre considerazioni:
dopo la menupausa l'uso di metodi per il controllo delle nascite non è più necessario e i normali cambiamenti ormonali che riducono la lubrificazione e assottigliano la parete vaginale favoriscono il rischio di infezione durante i rapporti non protetti.
I sintomi dell'infezione da HIV sono simili ad alcuni associati all'età o alla menopausa:
affaticamento, perdita di peso o di capelli, demenza, rush cutanei, linfonodi ingrossati, fragilità ossea, indebolimento del sistema immunitario.... sintomi che vengono frequentemente sottovalutati negli anziani e non associati ad una possibile infezione.
La stessa difficoltà si presenta anche nelle donne non più giovani già consapevoli di essere hiv+ :
Sarà l'HIV o l'età?
Spesso questa domanda è accompagnata da dubbi sulla possibile interferenza della terapia HAART con farmaci assunti per altre malattie croniche già presenti come il diabete, l'ipertensione o problemi cardiovascolari.Questo aumenta lo stress e peggiora la qualità della vita.
L'invecchiamento stesso abbassa il livello di energia a disposizione riducendo le attività sociali : ciò può causare problemi emotivi e psicologici che sommati all'infezione favoriscono la comparsa di fenomeni depressivi anche severi.
Fenomeni più evidenti nelle donne che spesso sono meno portate a cercare supporto e conforto nella famiglia , negli amici ed ancor meno in gruppi di supporto esterni che sono estranei e quindi non adatti alla condivisione o confessione di determinati argomenti.
Per una mancanza generale di consapevolezza sul rischio HIV/AIDS nelle persone con più di 50 anni, in particolare le donne, questo segmento della popolazione è escluso dalla ricerca, dalla spermentazione , dai programmi di prevenzione e da altri sforzi di intervento.
Azioni necessarie
Dovrebbero essere attuati programmi specifici e completi, per le persone con più di 50 anni, di informazione sulla trasmissione e sulla prevenzione dell' HIV.
Sarebbero necessari studi sui comportamenti sessuali e sull'uso di droghe in questa fascia di popolazione.
Medici , servizi sanitari e sociali dovrebbero essere formati per favorire il dialogo sui comportamenti a rischio anche con la fascia anziana di popolazione che è quella più restia a parlare di questi argomenti
Anche i media , nelle trasmissioni rivolte ad un target anziano, dovrebbero favorire una corretta informazione sull'infezione, evidenziando che non importa l'età, l'etnia o la classe sociale per essere a rischio di infezione da HIV.
Sull'argomento potete consultare anche:
Donne HIV+
Ulteriori aggiornamenti dall'EACS di Madrid
a cura di Nadir Onlus
HIV ED INVECCHIAMENTO
Anteprima di parte del report di Delta n.38 (in distribuzione in dicembre 2007) dell'11-esima Conferenza Europea sull'AIDS/EACS Madrid, 24-27 Ottobre 2007.
Ringraziamo Antonella D'Arminio Monforte per questa parte.
Il fatto che possa esistere una sessione di questo tipo induce a riflettere sui progressi raggiunti.
Il tema è stato affrontato da quattro relatori assolutamente complementari tra loro come competenze.
La prima relatrice, la prof.ssa Jaqueline Caveau, di Parigi - INSERM, ha fatto una relazione molto dettagliata sui processi biologici che intervengono nell'invecchiamento ipotizzando che l'HIV possa accelerare alcuni processi.
Il secondo relatore, il prof. William Powderly, dell'Università di Dublino, ha presentato dati da studi osservazionali in pazienti HIV positivi e HIV negativi sul rischio cardiovascolare e correlazione con aspetti comportamentali e con l'età.
La terza relatrice, la prof.ssa Corine Isnard Bagnis, nefrologa di Parigi, ha illustrato i diversi aspetti correlati all'evolversi del danno renale in pazienti HIV positivi.
L'invecchiamento e fattori di rischio correlati, quali diabete e ipertensione, sono elementi predittivi di gran lunga superiori al possibile ruolo della terapia nella genesi del danno renale.
L'ultima relazione, su cancro e HIV, del prof. Christian Hoffman, di Amburgo, ha evidenziato come i tumori solidi, anche non correlati all'HIV, siano in incremento nella popolazione HIV positiva, in primo luogo in relazione alla prolungata sopravvivenza in condizioni di immunodepressione. Tumori quali il cancro del polmone, poi, sono particolarmente frequenti nella popolazione HIV positiva anche in relazione al maggiore prevalenza di fumatori rispetto alla popolazione HIV negativa.
Si può concludere che la sessione ha fornito uno spaccato di problematiche diverse tutte correlate all'invecchiamento con HIV e ha fornito chiavi di lettura nuovi e stimolanti.
Antonella d'Arminio Monforte è professore Straordinario di Malattie Infettive presso la Clinica delle Malattie Infettive e Tropicali dell'Azienda Ospedaliera-Polo Universitario San Paolo - Milano
Prima parte tratta da: www.hivwisdom.org - www.phru.co.za - www.thewellproject.org/
Seconda parte tratta da newsletter Nadir Onlus- novembre 2007
Adattamento a cura di Silvia Bandini per Poloinformativohiv