
In questi giorni i giornali hanno diffusamente trattato il tema del via libera dato dal comitato consultivo della FDA, l’agenzia americana del farmaco, al Truvada, un ‘associazione di Tenefovir e Emicitritabina, due farmaci peraltro già noti ed utilizzati da un paio d’anni. Questo interesse per un farmaco di per sé non innovativo è essenzialmente dato dalla proprietà accertata del Truvada di ridurre le possibilità di contagio, e dal fatto che i mass media l’hanno di fatto individuato come la prima alternativa alla tradizionale prevenzione dell’Aids basata sul preservativo.
Crediamo che per un’associazione di pazienti sia importante cogliere l’importanza di questo evento, non tanto in termini scientifici, Truvada non deriva da una molecola rivoluzionaria e non è neppure in grado di assicurare una completa protezione dall’infezione ma solo di limitarla, quanto in termini di politica sanitaria e di costume.
La questione è seria perché solleva problemi etici, economici e morali, e comporta implicitamente una nuova visione dell’Aids, una malattia che di suo ha da sempre scatenato forti reazioni nell’opinione pubblica.